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L’organo Joannes Conradus Verlé della Collegiata di S.Maria Ass. di Otricoli Terni

Scheda descrittiva

A cura dell’organaro Pietro Corna

L’attuale organo presente nella Collegiata di Otricoli (Tr) fu costruito nell’anno 1748 dall’organaro Joannes Conradus Verlè.
Questo organaro naque a Vils in Tirolo, il 2 agosto 1701. Poco si conosce della sua giovinezza, ma certamente dalle caratteristiche costruttive dei suoi strumenti, si può dedurre che il suo apprendistato avvenne fuori dall’influenza culturale Italiana.
Nell’anno 1733 si trasferì a Roma, dove visse e lavorò sino alla sua morte avvenuta il 2 dicembre 1777.
Dalla sua bottega uscirono un numero notevole di pregevoli strumenti, dai positivi di piccole dimensioni ad organi quasi monumentali con contrabbassi di 32 piedi e principali di 16 piedi. Una delle caratteristiche che accomuna quasi tutti gli strumenti di Verlè, è la presenza di un registro di 8 piedi tappato in legno di castagno, questo registro fa parte tipicamente della fonica degli organi transalpini sotto il nome di Gedekt.
L’organo di Otricoli, si contraddistingue in parte dagli altri strumenti Verlè, poiché per la sua realizzazione, il costruttore usufruì sia della monumentale cassa cinquecentesca del preesistente organo, che di un numero considerevole di canne in metallo, provenienti da altri strumenti (probabilmente risultanza di sostituzioni di organi vecchi ove eseguiva nuove istallazioni).
Nel corso del riordino, sono state rinvenute ben tre tipologie di canne di diverso autore.
Molto si è già scritto e discusso sulle vicende subite dall’organo di Otricoli, e questa relazione non vuol essere sede di approfondimenti in merito. E’ risaputo che la storia dell’organo di Otricoli è stata segnata, in particolar modo nel XX secolo, da innumerevoli e pesanti interventi. Basti soltanto dire che nei primi anni ‘40, l’organo venne addirittura venduto con l’intento di realizzare un nuovo organo pneumatico!
Fortunatamente l’interessamento della popolazione rese possibile il suo recupero, ma la collocazione dell’organo venne effettuata in modo approssimativo, incompleto e con alterazioni di vario genere, come la sostituzione dell’antica mostra di 8’ piedi e l’innalzamento del corista.

Prima dell’attuale restauro, venne effettuato un ulteriore intervento negli anni ‘80. Purtroppo anche in questo caso, il lavoro venne eseguito in maniera molto superficiale, senza un adeguato studio di base, e senza l’apporto necessario di una consulenza autorevole. Il risultato fu ancora più grave e spersonalizzante del precedente.
Le canne erano state inserite secondo un criterio che si basava essenzialmente sullo scalare dei diametri, con integrazione di quelle mancanti. Il corista fu mantenuto a 440 Hz , con conseguente modifica di tutta l’intonazione e della sonorità dello strumento.
Inoltre altri grossolani errori di valutazione, avevano determinato il mancato reintegro del registro di Contrabbasso 16 al pedale e lo sconvolgimento dell’ordine del registro Principale 8’ di facciata, che visibilmente risultava completamente sproporzionato. Questa, molto brevemente è la situazione che si è presentata allo smontaggio.

Un attenta analisi di tutte le parti e un dettagliato inventario dei materiali, con la supervisione e la consulenza di quello che fu il massimo esperto in materia di catalogazione, il Dott. Oscar Mischiati e del M. Wijnand van de Pol ha portato alla luce le seguenti attribuzioni:

Parti Verlè:
Somiere principale
Crivello e catenacciatura - compendio
Un mantice a cuneo
45 canne in legno di castagno tappato del principale II di 8’ piedi,
45 canne in legno di cipresso del flauto di 4’piedi.

Il secondo gruppo di materiale in ordine di importanza e consistenza si deve attribuire agli organari romani Testa. Si tratta di 135 canne in piombo scuro comprendenti:

31 canne di flauto in quinta, (le restanti di fattura 1984 o da altra provenienza)
11 canne di Principale di 8’ piedi,
31 canne di Ottava 4’ piedi,
23 canne di Quintadecima,
21 canne di Decimanona.
11 canne di Vigesimaseconda
7 canne di Vigesimasesta


Un’ultimo gruppo di 52 canne di ripieno, settecentesche, che bene si integrano con la tipologia costruttiva dei Testa, sono di autore anonimo, hanno il piede in piombo scuro e la tuba in metallo biancastro.

Con una disposizione prima in ordine numerico, quindi in ordine di diametro delle canne di Testa, successivamente integrando tutte quelle di autore anonimo sempre di diametro omogeneo, nonché dopo aver effettuato le necessarie operazioni di restauro, quali: rimessa in forma e allungamento di 191 canne in metallo e 45 di legno, e la ricostruzione di 277 nuove canne, fra cui meritano menzione le nuove 51 imponenti canne di mostra di 8’ piedi in stagno 97% .

Il corista dell’organo è tornato ad essere un semitono più basso. Si precisa che per la determinazione del corista sono risultate fondamentali, oltre alla disposizione in ordine delle canne superstiti, anche la misurazione dei “campi” nella cassa dell’organo, risultati perfettamente corrispondenti ad ospitare una mostra di Principale 8’ con corista a 415 Hz.
Ora finalmente si può apprezzare una notevole omogeneità, nello scalare dei diametri (di misura piuttosto stretta) ed una equilibrata progressione armonica delle varie file con i ritornelli a 1/8 di piede. Per l’accordatura dello strumento, in accordo con i Soprintendenti è stato adottato il temperamento Vallotti.

Dopo il riordino filologico dei registri, figuravano anche 19 canne, che secondo numerazione, appartenevano ad un registro di XII. Dopo un accurato studio del somiere e del crivello ed una comparazione delle molte disposizioni foniche di organi Verlè a noi conosciute, è risultato impossibile che questo registro potesse far parte della disposizione fonica dell’organo di Otricoli, quindi si è operato un reintegro delle suddette canne, secondo scalare dei diametri, sulle file di: Ottava, Quintadecima e Vigesimaseconda.
Avvalorando ancora di più la tesi che per la realizzazione del presente organo il costruttore Verlè utilizzò, secondo le proprie esigenze, materiale fonico preesistente di cui però non conosciamo la provenienza.

Disposizione dei ritornelli:
XIX
XXII (I e II)
XXVI (I e II)
XXIX (I e II)


rit. Fa# 39
rit. Do# 34
rit. Fa# 27 – 39
rit. Do# 22 – 34

Nuove canne di Contrabbasso tappato in legno

Fin dalle prime fasi di restauro, si è discusso sulla possibilità o meno che un registro di pedale potesse far parte della disposizione fonica dell’organo.

In quasi tutti i restauri, vi possono essere delle incognite, l’atteggiamento corretto del restauratore è e deve essere quello di valutare ogni possibile strada, basandosi soprattutto su una osservazione approfondita di tutti i dettagli, sulla propria esperienza e tenendo in massimo conto i dati oggettivi e concreti. Questo deve essere fatto al fine di evitare forzature se non addirittura la creazione di falsi storici.

Dall’osservazione del muro di fondo della cassa dell’organo, centralmente, si può notare una parte rientrante, un’ affondo.
Questo dettaglio ha fatto subito pensare ad un incavo ricavato per un antico organo, anche se tale ipotesi era abbastanza improbabile, visto che la monumentale cassa lignea, della prima metà 500, fu quasi certamente la sede del primo strumento della Collegiata, che quindi occupava ben altri spazi.

Andando però a misurare tale “affondo” si è potuto constatare che lo spazio, anche se esiguo, risultava effettivamente sufficiente ad ospitare almeno 8 canne in legno di 16 piedi tappato, con il relativo somiere.
A questo punto, dopo i necessari rilievi, sono stati ricostruiti, un somiere e 8 nuovi Contrabbassi tappati, in legno di castagno, che sicuramente migliorano la resa sonora dell’organo donandogli maggior profondità e corpo.
Nella loro ricostruzione sono state imitate le caratteristiche costruttive delle canne esistenti del Principale II in legno tappato, le misure sono state elaborate secondo uno scalare logico, rispetto al sopraccitato registro e in base allo spazio disponibile della piccola nicchia nella cassa dell’organo .

Tastiera
La tastiera è stata ricostruita, poiché quella esistente (restauro 1984) non aveva nessuna corrispondenza con le misure e la tipologia costruttiva degli organi Verlè.
Per la sua ricostruzione sono state utilizzate le misure e la tipologia costruttiva rilevate dall’organo di Lugnano in Teverina.
Caratteristiche:
Estensione 45 tasti, DO 1 – DO 5 con prima ottava corta.
Telaio, frontale e capotasti, finemente lavorati a mano in noce nazionale;
tasti in legno di castagno con coperture in bosso italiano per i diatonici,
in noce con copertura d’ebano per i cromatici.
I frontalini dei tasti hanno la tipica lavorazione a chiocciola.

Il comando dei registri è posto a destra della tastiera mediante pomelli estraibili, i pomoli sono torniti in legno di noce, collegati a tiranti in ferro battuto.
I pomoli sono di 3 tipologie diverse:
5 originali Verlè; 6 ricostruiti nel restauro 1984; 1 ricostruito nell’attuale restauro (contrabbassi ‘16)


Disposizione fonica a lavori conclusi

TRE DI RIPIENO
VIGESIMASESTA
VIGESIMASECONDA
DECIMANONA
DECIMAQUINTA
OTTAVA
TIRATUTTI
CONTABASSO 16 (8 nuove canne in legno di castagno)


FLAUTO IN QUINTA
FLAUTO IN OTTAVA(legno di cipresso aperto)
PRINCIPALE II (legno di castagno tappato)
PRINCIPALE





Il somiere maestro è a tiro in legno di noce scuro, con 45 canali ricavati tutti da un' unica tavola.
I ventilabri sono in abete, numerati a china sulla parte frontale, secondo l’ordine numerico da sinistra verso destra (1 - 45). La chiusura dei canali è tramite pelle bianca d’agnello; la chiusura del somiere nella parte anteriore, è mediante 2 antelle ad incasso impellata con farfalline.

La facciata, o smontaggio, aveva come nota centrale il Sol 1 del Principale di 8 piedi.
Questa nota come ampiamente rilevato, non corrispondeva all’originaria composizione, ma frutto dei vari interventi posteriori.
La sostituzione dei trasporti scavati in legno di noce e l’utilizzo di 2 tubi portavento, hanno consentito il ripristino della disposizione fonica della facciata secondo il seguente ordine:


+
La-Fa-Re-Do-Mi-Sol-Sib

Sol-Re#-Si-Sol-Re#-Si-Do#-Fa-La-Do#-Fa] [Fa#-Re-Sib-Fa#-Re-Do-Mi-Sol#-Do-Mi-Sol#

 

Una particolare anomalia che ha destato alcune perplessità durante i lavori di restauro, è l’andamento interno delle canne sul somiere rispetto alla facciata. Le prime sono disposte a monocuspide, mentre la facciata è disposta in tre cuspidi distinte. Questo fatto ha obbligato la ricostruzione di un complicato trasporto di facciata avente un fitto reticolo di canali e di trasporti d’aria.

Dallo studio degli organi Verlè, a noi conosciuti, si è constatato però che la quasi totalità dei suoi somieri, segue lo stesso criterio di disposizione delle note sul somiere, e quasi tutti i suoi organi hanno la facciata ad unica cuspide.

Questa osservazione fa supporre di conseguenza, che il costruttore utilizzasse dei criteri costruttivi di tipo essenziale e che tendenzialmente fosse propenso ad una sorta di ripetizione di un modello ben collaudato.
Nei pochi casi dove le facciate sono a tre o cinque cuspidi trattasi probabilmente, come ad otricoli, di adattamenti a casse d’organi preesistenti: “lo strumento essenzialmente non cambia ma viene adattato nella forma”.

Il crivello è in legno di pioppo costituito da 2 parti distinte (destra sinistra), avente piccoli sostegni a sezione esagonale in noce. Durante il restauro è stato ricomposto e integrato in alcune parti mediante l’utilizzo di materiale omogeneo.

Riepilogo generale:

Totale canne nuove suonanti reintegrate: 271 (di cui 14 provenienti dal precedente restauro 1984 o di altro autore autore del nord Italia)

Canne attribuibili a Verlè:
Canne attribuibili a Testa:
Canne autore anonimo XVIII sec:
Canne mute
(organetti muti nuovi)
90
135
52
22


Numero complessivo delle canne dell’organo di Otricoli: 570 di cui 22 mute.


Numero totale delle canne in legno: 98
Numero totale delle canne riallungate: 236

Pressione del vento: 54 mm in colonna d’acqua
Corista: La 115 HZ a 14 gradi centigradi con il 62% di umidità
Temperamento: Vallotti


Pietro Corna