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| LORGANO
ADRIANO VERATI 1888 DELLA CHIESA PARROCCHIALE DI S. MICHELE ARCANGELO
IN ARGELATO (Bo) |
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Prima
di addentrarmi nella spiegazione del restauro e delle peculiarità tecniche
dello strumento, credo sia indispensabile fare un breve excursus su quelle
che sono state le principali e più importanti vicende storiche
di questo strumento, dalla sua costruzione fino ad oggi.
Lorgano della Parrocchiale di Argelato venne originariamente realizzato
da Adriano Verati, per la grande Esposizione Internazionale di Musica di
Bologna del 1888. Si trattò di un evento di portata eccezionale
che durò circa sei mesi. Per avere unidea dellimportanza
dellevento, basti dire che il direttore artistico fu Giuseppe Verdi
e che la mostra, venne visitata da importantissime personalità culturali
e politiche dellepoca, provenienti da tutta Europa, compresa la Regina
Margherita.
Per lEsposizione venne realizzata una grandiosa struttura, che venne
poi totalmente smantella. Allinterno del salone principale furono
istallati tre organi di autori diversi: un organo della ditta Inzoli di
Crema, uno dei F.lli Lingiardi di Pavia e lorgano di Adriano Verati,
bolognese, figlio dellorganaro Alessio Verati.
Lanno successivo, nel 1889, lorgano fu acquistato dalla Parrocchia
di Argelato, ove venne collocato entro un apposito vano murario, sopra
una cantoria, oggi non più esistente, che si trovava in posizione
rialzata sul lato destro del presbiterio (Cornu Evangelii). Qui rimase
fino al 1942 quando, forse in occasione di una ristrutturazione della
canonica e della creazione di una cappella laterale, venne trasferito
sul pavimento del presbiterio, posizione che occupa tuttoggi
I lavori di spostamento e restauro, furono effettuati da Vincenzo
Dipietro di Teramo, a spese del Rev. Arciprete Don Ercole Bova, come attestato
da due iscrizioni presenti allinterno di ambedue i somieri principali.
Purtroppo lo spostamento comportò un pesante riadattamento di tutta
la struttura. Probabilmente anche a motivo del difficile periodo storico,
il lavoro venne effettuato in estrema economia di mezzi.
La cassa, ad eccezione della parte frontale, coeva alla costruzione dellorgano,
venne assemblata con pezzi di legno di recupero, come ad esempio vecchi
infissi e tavolati di legno di varia provenienza.
Lorgano, fu per così dire schiacciato allinterno
di uno spazio troppo angusto e per questo motivo alcune sue parti vennero
accantonate o montate solo parzialmente, come si vedrà più avanti
in dettaglio.
Il grande mantice principale, con apposito sistema di caricamento manuale
a pompe, fu posto sul fianco destro della cassa e da essa sbordante; inoltre
il passo duomo estremamente ridotto e tutti i collegamenti vennero
realizzati in modo approssimativo con lutilizzo di filo di ferro
zincato.
Lorgano
di Argelato è restato sempre in queste precarie condizioni e lunico
di manutenzione registrato in oltre sessantanni, è quello
effettuato da Armando Pasta nel 1963. Così è giunto sino
ai primi anni 90, quando per interessamento da parte dellAssociazione Organi
Antichi un patrimonio da ascolatare e di alcuni appassionati lungimiranti,
si è finalmente iniziato a parlare di un possibile totale recupero
di questo pregevole strumento.
Lorgano
Verati di Argelato, uno strumento innovativo
Sulla spinta di innumerevoli movimenti diffusi in tutta Europa, intorno
al 1870 viene avviata anche in Italia, una grande riforma della musica
sacra, riforma chiamata Ceciliana. Questo movimento, che nasce coi buoni
propositi di una modernizzazione del linguaggio musicale e liturgico, si
estese anche nel campo organario rientrando per certi versi in quella generale
spinta innovativa che derivava dal movimento filosofico del positivismo
scientifico.
Tutto questo, se da un lato ebbe il merito di spingere lorganaria
italiana fuori da una situazione di stallo creando unapertura verso
il resto dellEuropa, ove mal interpretato, fu oltremodo pericoloso.
Il pensiero secondo il quale il prodotto del presente è sempre migliore
di quello del passato e il cattivo uso del termine liturgico, tese a dividere
la realtà musicale e organaria italiana in due categorie: una buona
e una cattiva, una liturgica e laltra antiliturgica. E facile
immaginare che questo principio, applicato erroneamente e in maniera retroattiva,
provocò in alcuni casi la sistematica eliminazione di molti pregevoli
strumenti storici perché considerati imperfetti o inadeguati, o
in altri casi la riduzione a liturgico degli stessi, con risultati
spesso funesti.
Lorgano Verati di Argelato si inserisce perfettamente in questo contesto
storico: la sua conformazione e disposizione fonica si contraddistingue
dagli altri strumenti coevi ed è un perfetto esempio di giusta interpretazione
dei movimenti in atto.
Il fatto che lo strumento venne presentato alla grande Esposizione di Bologna,
fu senza dubbio motivo di grande sforzo di ricerca da parte del costruttore,
specie se lo si cala in un contesto italiano, dove la tipologia di organo
in voga era quella romantico-orchestrale e la musica comunemente eseguita,
era soprattutto di imitazione del melodramma teatrale.
Va però sottolineato un particolare molto importante: il costruttore
Verati, pur creando unopera che nella meccanica, nella disposizione
dei registri, estensione delle tastiere e della pedaliera, si ispira a
modelli stranieri, o comunque a quelle che erano le più moderne
tendenze, mantiene con orgoglio la tradizione delle sonorità storiche
italiane.
Se si ascolta il suono del Principale o del Ripieno dellorgano di
Argelato, transigendo per un attimo sul temperamento di accordatura equabile,
ci si accorge immediatamente di ascoltare un antico e assolutamente tradizionale
organo italiano. Se si ascolta la sonorità della Viola, dellOttavino,
dei Flauti o della Tromba, si ha immediatamente la percezione di uno strumento
tipico dellottocento italiano, con i suoi famosi Istromenti di imitazione.
Il solco tracciato da questi pionieri, fu la strada maestra che lorganaria
italiana avrebbe dovuto intraprendere e che solo in pochissimi casi ha
potuto realizzarsi e solo grazie al fondamentale apporto di importanti
musicisti, veri interpreti consapevoli dellinnovazione musicale in
atto, come ad esempio Marco Enrico Bossi, Filippo Capocci, Oreste Ravanello,
solo per citare alcuni nomi.
Essi propugnarono una vera riforma dentro la tradizione, senza rinnegare
le origini, proponendo una nuova una tipologia di organo Italiano sinfonico.
Errori, dettati da presunzione e ignoranza da parte di molti, portarono
invece a numerosissimi e scriteriati ampliamenti, elettrificazioni e rimaneggiamenti
attuati su pregevoli antichi organi e portando inevitabilmente, soprattutto
fra le due grandi guerre, a totale decadenza e confusione.
A conclusione di questa breve cronistoria, è bene ricordare che
fortunatamente questo periodo di regresso ebbe fine intorno agli anni sessanta:
anche in Italia, grazie al fondamentale apporto di alcuni studiosi come
Renato Lunelli, Oscar Mischiati e Luigi Ferdinando Tagliavini, iniziò una
vera e propria riscoperta e valorizzazione del patrimonio organario antico.
Con i primi restauri storico-filologici si sono potute finalmente apprezzare
le superbe sonorità degli organi antichi Italiani e le musiche dei
grandi musicisti del periodo rinascimentale e barocco.
Solo da pochissimi anni però ci si sta accorgendo anche del valore
storico del periodo Ceciliano poiché esso fu purtroppo condannato
in modo sbrigativo come il tempo della decadenza.
Lorgano Adriano Verati 1888 della Chiesa Parrocchiale di Argelato,
visto in questa ottica, assume ancor di più il valore di importante
testimonianza, nel contesto della valorizzazione dello straordinario patrimonio
storico e musicale bolognese e italiano.
Collocazione
Lorgano è collocato nel presbiterio, dietro la tribuna dellaltare
maggiore; il basamento della cassa poggia direttamente sul piano del
pavimento. Come già detto, lattuale collocazione è la
conseguenza di uno spostamento avvenuto nel 1942 ad opera di Vincenzo
Dipietro.
Lattuale cassa di risonanza è costituita sostanzialmente
da due parti: quella frontale (originale) e quella ricostruita in occasione
dellattuale restauro (le due fiancate con il coperchio e i cornicioni
laterali).
Sia la parte storica che le nuove parti sono in legno di abete massello
dipinto a tinte stucco. Il lavoro di semi rifacimento ha comportato lo
spostamento in avanti di tutta la cassa di circa 50 cm. Questo lavoro
ha permesso in primo luogo la ricostruzione e re-istallazione di tutte
le parti soppresse nel 1942 e conseguentemente anche la più razionale
disposizione di tutte le componenti, nonché la creazione dei necessari
passi duomo per la manutenzione.
La falegnameria della cassa di risonanza è stata realizzata dalla
Ditta
Scartabelli Gildo e Marino di Pavullo (Mo), mentre la parte decorativa è stata
affidata alla Ditta Resca di Castello dArgile (Bo).
Canne di facciata
La facciata dellorgano è costituita da 27 canne in stagno,
disposte in forma di monocuspide con ali ascendenti. La canna maggiore
corrisponde alla nota Fa#1 del Principale 8 del GrandOrgano;
le bocche sono allineate con labbro superiore a scudo lobato.
Consolle
Lo strumento è dotato di due tastiere: inferiore per il GrandOrgano,
superiore per lOrgano Espressivo. Entrambe le tastiere hanno una
estensione di 58 tasti (Do1 - La 5) con prima ottava cromatica; i tasti
diatonici hanno le coperture in osso, quelli cromatici in ebano, con
misure tipo pianoforte.
I capotasti, dei frontali, del leggio, delle manette e delle relative
cartelle, sono originali in legno di noce massello. In apposita finestrella,
nel frontalino sopra le tastiere, è collocata una targa in vetro
con la seguente scritta:
Adriano Verati -Bologna-
A destra e sinistra delle tastiere, inglobate nello stesso mobile sono
disposte le manette ad incastro per il comando dei registri. La fila
di destra per quelli del Grandorgano e Pedale, quella di sinistra
per lOrgano Espressivo.
La pedaliera è dritta, leggermente concava con tasti paralleli
e ha unestensione cromatica reale di 27 pedali (Do1 - Re3).
Il restauro della consolle è stato principalmente rivolto al ripristino
delle caratteristiche originarie: ricostruzione e ripristino dei pedaletti
e dei comandi accessori, compreso il relativo asse guida sopra la pedaliera.
La disposizione attuale dei pedaletti è la seguente: Unione Tasto
Pedale; Unione Tastiere; Staffa per lOrgano Espressivo; Gelosia
per Coro Angelico; Tremolo.
Ai due lati si trovano i pedaloni per la Combinazione preparabile alla
lombarda, uno per entrambi i manuali, a destra per il G.O. a sinistra
per lO.E.
Sempre a destra, infine, è posto un pedale in legno (ricostruito)
che aziona il Rollante.
È
stata effettuata inoltre la ricostruzione di una manetta per il registro
dei Tromboni e un tirante a pomello per il ripristino del comando del
Coro Angelico 16 soprani.
Tutta la parte lignea, che allo smontaggio risultava ricoperta da uno
strato di vernice coprente bruno-rossiccio, è stata accuratamente
ripulita. E stato così possibile riportare alla luce un
bellissimo legno di noce massello che, accuratamente laccato, ha riacquistato
colore e lucentezza.
Le tastiere e la pedaliera sono state completamente smontate, pulite,
consolidate nei telai e idoneamente impellate e feltrate ove necessario.
Elenco dei registri a lavori conclusi
Organo
Espressivo
PRINCIPALE
8 [1-12 in legno]
FLAUTO 8 [1-12 in legno]
CLARINO 8
VIOLINO 4
OTTAVA 4
QUINTADECIMA
RIPIENO [2 file]
VOCE UMANA 8
CORO ANGELICO 16 Soprani *
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GrandOrgano
PRINCIPALE
8 [1-6 in legno, in comune con lO.E.]
BORDONE 8 [1-6 in legno, in comune con lO.E.]
VIOLA 8
TROMBA 8
FLAUTO DOLCE 4
OTTAVA 4
OTTAVINO 2
QUINTADECIMA
RIPIENO [4 file]
Pedale
CONTRABASSI
16 [27 note + rinforzi di 8]
TROMBONI 8 [12 note ritornellanti]**
|
I registri indicati con * sono stati ripristinati nel corso del restauro.
È
interessante notare come la disposizione dei registri non sia qui quella
usuale della consolidata tradizione italiana - disposti cioè secondo
la famiglia di appartenenza (famiglia del Ripieno o dei registri da Concerto)
- ma si presenti in modo innovativo, posizionata secondo piegatura, ovvero:
8, 4, 2 etc.
Somieri
I due somieri principali, sono del tipo a tiro, di ottima fattura e realizzati
in legno di noce. La coperta di fondo e le antelle di chiusura sono
in legno dabete. Il GrandOrgano conta 10 stecche, lOrgano
Espressivo, 8.
La disposizione dei registri sui somieri dalla facciata è la seguente:
GrandOrgano
Principale 8
Viola 8
Ripieno
Ripieno
Quintadecima
Ottavino
Flauto Dolce 4
Ottava 4
Bordone 8
Tromba 8
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Organo
Espressivo
Clarino 8
Ripieno
Quintadecima
Violino 4
Ottava 4
Voce Umana
Principale 8
Flauto 8
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Oltre al somiere maestro e al somiere del II organo, lorgano è dotato
di altri 2 somieri ausiliari per i registri di:
- CONTRABASSI 16 + RINFORZI 8 posti sul fondo della cassa
- TAPPATO 8 a sinistra dei somieri principali [12 canne, in comune
Principale 8e Flauto 8 al II e 6 note in comune Principale
8 e Bordone 8al I ).
Altri due somieri, quello del TROMBONE 8 al Pedale e del CORO ANGELICO
16 SOP. allO.E., fortunosamente ritrovati nella soffitta
della canonica, sono stati ricollocati allinterno della cassa dellorgano.
I somieri una volta smontati, hanno ricevuto un accurato trattamento
antiparassitario. Ogni loro parte è stata restaurata mediante
sostituzione delle pelli logore, pulitura di tutte le parti senza lutilizzo
di materiali abrasivi e finitura a base di cera dapi. Sono stati
inoltre ripristinati tutti i giusti parametri di funzionamento di stecche,
ventilabri molle etc.
Mantici
La manticeria dellorgano di Argelato è quella originale,
costituita da un mantice a lanterna detto cummins e da un mantice a cuneo
di grosse dimensioni a 5 pieghe dapertura, posto allinterno
della cella organaria sotto il somiere dellOrgano Espressivo.
Il mantice, che allo smontaggio si trovava posizionato ben poco esteticamente
sul fianco destro della cassa, dopo un adeguato restauro, trattamento
antitarlo, sostituzione delle pelli logore e consolidamento strutturale,
ha trovato posto in un vano adiacente al presbiterio, appositamente
ricavato nellingresso alla torre campanaria. Dotato di un nuovo silenzioso
elettro-ventilatore e dispositivo di regolazione dellaria a tendina, è stato
collegato al mantice a cuneo che sta allinterno dellorgano,
tramite una nuova e solida tubazione in legno. Laria risulta ora
abbondante e stabile. Nel corso dei lavori si è conservato e restaurato
il vecchio sistema di caricamento manuale dellaria tramite due
pompe, che si trovano sotto il mantice a lanterna. Messe in funzione
da un tiramantici, tramite lapposita stanga, possono ancor oggi
alimentare perfettamente lorgano, senza lausilio dellelettricità.
Trasmissioni
Una delle parti più problematiche di tutto lorgano, risultano
essere sicuramente le meccaniche di trasmissione. In questambito
si è rivelata la poca dimestichezza del costruttore nella progettazione
di organi di queste dimensioni.
Ad aggravare maggiormente le cose, si deve aggiungere lo spostamento
in presbiterio dello strumento nel 1942. Si spiegano così le varie
omissioni rispetto ai registri e ai collegamenti: tutto ciò che
creava problemi o complicazioni, venne semplicemente accantonato.
Tutto questo si è ovviamente è tradotto in una maggior
difficoltà durante il restauro: è stato infatti necessario
studiare a fondo tutti i passaggi di ogni singolo movimento al fine di
ripristinare nel modo più razionale possibile tutte le meccaniche
esistenti, quelle ritrovate in soffitta e quelle ricostruite per il necessario
collegamento dei somieri ritrovati. Si è comunque operato nel
massimo rispetto delloriginalità del manufatto al fine di
non stravolgere la fisionomia dellorgano Verati.
Tutti i collegamenti tra i manuali e i somieri sono di secondo grado,
ovvero avvengono sempre tramite passaggi tra bilanceri o squadre. Da
ciò deriva un tocco particolare che ricorda vagamente quello degli
organi pneumatici. Lunione dei due manuali, ripristinata nel restauro,
avviene per mezzo di una serie di squadrette (anchesse rinvenute)
che mettono in collegamento i bilanceri del G.O. con le bacchette in
legno dei tiranti dellO.E. Il sistema è abbastanza efficace
ma rende il tocco delle tastiere unite assai pesante.
Parti completamente ricostruite
Per il ripristino dellorgano nella sua completezza, si è resa
necessaria la ricostruzione delle seguenti parti:
- travi e strutture portanti in legno massello di pioppo americano e abete
- passi duomo in massello dabete, spessore di 28 mm.
- 27 bacchette di collegamento, tra la Pedaliera e i relativi somieri di Contrabassi
e Tromboni
- catenacciatura di riduzione in ferro battuto per il somiere dei Tromboni
- catenacciatura in ferro battuto per il collegamento al somiere delle 30 note
del registro Coro Angelico
- meccanica per linserimento ed esclusione del registro Coro Angelico
- piccola cassa espressiva per il somierino del Coro Angelico
- meccanismo per il funzionamento della Gelosia del Coro Angelico
- meccanismo e staffa per il Rollante
- meccanismo di collegamento e un nuovo pedaletto in ferro il Tremolo (ritrovato
e ripristinato)
- catenacciatura in ferro battuto per il collegamento del somiere delle prime
12 note al Principale 8 e al Flauto 8 al II organo
- dispositivo di attacco e distacco ai relativi: Principale e Bordone al I e Principale
e Flauto al II
- asse guida per i pedaletti accessori e per la staffa espressone
- struttura portante per mantice a lanterna e costruzione ex novo di tutte le
tubazioni portavento.
Materiale fonico
La parte fonica dellorgano di Argelato, grazie anche ai fortunati ritrovamenti,
si è fin dallinizio presentata sostanzialmente integra e in buono
stato di conservazione. Questo ha potuto svelarci, come già detto in precedenza,
un organo dalle chiare e tipiche sonorità italiane, con canne di buona
fattura.
Questo ha anche destato qualche dubbio sulleffettiva paternità Verati
delle canne in metallo, poiché in molti altri organi da lui costruiti
si è spesso notato un certo risparmio nellutilizzo del metallo,
con spessori di lastra molte volte al limite della tenuta. Non è da escludere
che Verati, sia ricorso allaiuto di qualche amico organaro (forse il Marenzi
di Bergamo) ma questa ovviamente è solo unipotesi. Ciò è emerso
dal restauro è che vi è una straordinaria omogeneità costruttiva
di tutto il materiale fonico che senza dubbio consente di attribuirne la realizzazione
ad ununica mano.
Fatta eccezione per il Principale 8 di facciata (in lega di stagno), tutte
le canne ad anima in metallo di grandezza superiore ai 2 sono realizzate
in zinco.
Al contrario, la Tromba 8 ha le prime 12 note in piombo per poi proseguire
con tube di zinco: questo espediente fu senzaltro ideato per ridurre al
minimo le vibrazioni. Le canne ad ancia, hanno anche la particolare caratteristica
di avere i canaletti, con linclinazione del becco rivolta verso linterno.
Il restauro ha comportato il lavaggio accurato con acqua e sapone neutro di tutte
le canne che sono state poi riordinate e ricomposte secondo il preciso ordine
dello scalare dei diametri, attraverso lanalisi delle numerazioni.
È
stata effettuata la loro rimessa in forma mediante tondatura su apposite forme
metalliche e infine sono stati saldati e ricomposti tutti gli squarci e i tagli
presenti. Il riordino completo dei registri, ha messo in evidenza la mancanza
di alcune piccole canne di Ripieno e di tre canne ad ancia del registro Coro
Angelico, lacune che sono state colmate attraverso linserimento di canne
appositamente costruite, aventi le medesime caratteristiche. È stato inoltre
necessario procedere allallungamento di un certo numero di canne che risultavano
tagliate rispetto alla quota originaria.
Numero totale delle canne: 1234 di cui 714 al G.O. e 474 allO.E.
Canne di metallo: 1198
Canne di legno: 36
Canne ricostruite: 13
Canne allungate: 58
Schema ritornelli Ripieno, uguale su entrambi i manuali:
QUINTADECIMA
DECIMANONA
VIGESIMASECONDA
VIGESIMASESTA
VIGESIMANONA
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ritornello
a Do# 50
ritornella a Fa# 43-55
ritornello a Do# 38- 50
ritornella a Fa# 31- 43- 55
ritornella a Do# 26-38-50
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Pressione del vento: 48 mm in colonna dacqua
Diapason: 442 Hz a 18 C° con 64% di umidità
Temperamento: Equabile
Nella presente relazione, sono stati volutamente omessi tutti i dati puramente
tecnici e le schede di rilevamento della misurazione delle canne, che comunque
sono conservati presso larchivio della Ditta.
Ditta restauratrice: Pietro Corna - costruzione e restauro organi a canne Casnigo
(Bergamo); Collaboratori della ditta: Nicola Ruggeri, Patrizia Bonardi.
Pietro Corna
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