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2004 |
Scheda a cura di Giosuè Berbenni Ispettore Onorario del Ministero per le Attività Culturali del Patrimonio Organario della Lombardia
L’organo è Giovanni Giudici 1853, di scuola Serassi, con riutilizzo del somiere e di parte delle canne di metallo dell’organo settecentesco attribuibile ai Cadei di Paratico.
La chiesa parrocchiale e le vicende dell’organo
Prima di dare notizie sull’organo è opportuno inquadrarlo nelle vicende della chiesa parrocchiale. La chiesa, dedicata a Santa Maria Assunta, è sorta nel 1723 su una precedente. Verso il 1890 venne rifatta.
L’organo ha avuto diverse collocazioni: l’originale settecentesco, attribuibile ai Cadei in base non a documenti ma alla nostra esperienza di confronto delle canne e al fatto che i Cadei avevano la casa e il laboratorio a pochi metri dalla chiesa, era collocata nella navata in cornu evengelii, in cassa dorata, con cariatidi di stile fantoniano due angeli musicanti alla sommità, con canne di facciata suddivise in tre campi adornati da fregi dorati, sulla grandezza di 8 piedi con circa settecento canne. Di questo organo sono rimasti: il somiere, circa 170 canne di metallo, e probabilmente due mantici. Nel 1853 l’organo venne rifatto dall’organaro Giovanni Giudici di Bergamo, già capofabbrica della celebre ditta Fratelli Serassi.
Con il rifacimento nel 1890 della chiesa l’organo venne spostato sopra il presbiterio.
Nel 1975 nell’ambito della sistemazione del presbiterio lo strumento viene tolto dalla cantoria al centro dell’abside e collocato in cornu evengelii sul pavimento del vano murario (c.200x700cax400) del presbiterio, dove è tuttora, dalla ditta Cornolti di Bergamo; lavoro che venne fatto con la fretta. Nel 2004 viene restaurato dalla ditta Pietro Corna di Casnigo.
Chi sono i Cadei di Paratico
Gli organari Cadei di Paratico, abitavano la casa con porticato con brolo, sotto il segrato della chiesa, si tramanda il ricordo delle canne in quel laboratorio. Non è ancora pubblicato uno studio approfondito su questa famiglia attiva nel Settecento e nell’Ottocento nelle zone del basso e alto Sebino, val Calepio, valle di Adrara, e nella sponda del bresciano del lago di Iseo e nella pianura sul confine tra Brescia e Bergamo. Nell’Ottocento un Cadei si sposta nella zona di Chiari. Del periodo settecentesco esistono solo rari reperti e notizie d’archivio, ancora molto incomplete, mentre dell’Ottocento ci sono ancora organi per lo più integri. I Cadei sono stati organari all’ombra delle grandi famiglie Serassi e Bossi. Il famoso Giuseppe Serassi II nelle sue Lettere. Sugli organi del 1816 a pagina 33 li cita come organari lombardi meritevoli di menzione. Nell’archivio parrocchiale di Sarnico nel 1793 c’è notizia del concorso tra i celebri organari Gaetano Callido di Venezia, Giuseppe Serassi II di Bergamo e Giuseppe Antonio Cadei (ca 1720-1808) con i figli Luigi, Antonio e Felice di Rivatica di Paratico, per la costruzione dell’organo della chiesa parrocchiale; organo poi commissionato al Callido di Venezia. Verso la metà Ottocento Felice figlio di Luigi mise bottega a Chiari.
I Cadei lavoravano, almeno nel Settecento, per parrocchie che non avevano grosse pretese economiche. Infatti, i reperti dell’organo di Paratico lo dimostrano, utilizzavano per le canne di metallo lastre molto sottili e fragili, all’insegna del risparmio; le canne poi sono fatte bene, hanno le saldature fini, tonde e ben fatte; nella zona delle bocche hanno delle caratteristiche di forma della piegatura della lastra insolitamente alte. Un cosa curiosa, poi, sono le segnature delle note incise sul metallo fianco della bocca e sul piede che non sono del tipo di scuola bergamasca ma richiamano quelle di scuola veneta; sono scritte in modo ordinato, con caratteri piccoli e in stampatello (eccetto “e” cioè la nota Mi). Ecco alcune indicazioni A (=nota La), Bb (=Si bemolle), B (=Si), C (=Do), C// (=Do diesis), D (=Re), eb (=Mi bemolle), e [con il bequadro] (=Mi), F (=Fa), F// (=Fa diesis), G (=Sol), G// (=Sol diesis). Da queste scritte notiamo più cose interessanti per delineare alcune caratteristiche degli organari Cadei: la identificazione delle canne è fatta per nome di nota secondo un uso molto antico (A, B, C, D, E F, G) (e non numerica 2,3,4,5,...come ad esempio nei Bossi e in parte nei Serassi); il fatto che nelle numerazioni mettano il Bb (=Si bemolle), eb (=Mi bemolle), indica lo scomparto delle canne era fatto per un accordatura di tipo inequabile partendo dalla nota Fa; infatti se noi partiamo dal Fa e procediamo per intervalli di quarta e quinta giuste ascendendo e discendendo incontreremo sempre le note Si, Sib bemolle, Mi e Mi bemolle. Questo cosa potrebbe voler dire? che i Cadei, nel Settecento continuano una tradizione molto antica di scuola veneta. Un altro collegamento interessante è che le canne dell’antico registro Voce Umana richiamano per modo di lavorazione del metallo, forma e caratteristiche costruttive (taglio della bocca, cordonature), a detta dell’organaro Pietro Corna, le canne risalenti al 1704 dell’organaro prete Cesare Bologni (1673-1746) da Lumezzane (Brescia) presenti nell’organo della chiesa parrocchiale di Vilminore di Scalve, che godeva di fama di organaro peritissimo.
Dunque l’organo di Paratico contiene reperti dell’antico organo Cadei molto utili per poter disegnare l’origine e le caratteristiche di questi organari ancora sconosciuti.
Chi è Giovanni Giudici (1815 ca-1855)
L’organo, abbiamo detto, è stato rifatto nel 1853 da Giovanni Giudici di Bergamo. Da che cosa lo deduciamo? Da tre cose: che l’organo è di scuola Serassi ma non è della Fratelli Serassi (perché non c’è firma dietro la canna centrale e non è riportato nel Catalogo); secondo nella relazione del parroco di Paratico nel 1863 in occasione della visita pastorale di mons. Luigi Speranza scrive: L’organo è collocato bene; rinnovato nell’anno 1853, dal defunto Fabbricatore d’organi Sig. Giudici di Bergamo; terzo perché alcune caratteristiche costruttive di falegnameria, delle meccaniche e soprattutto delle canne richiamano quelle di altri organi Giovanni Giudici ancora superstiti. Diamo brevi cenni su questo organaro. Nasce a Bergamo nel 1815 ca e muore nel 1855 di colera. E’ stato capofabbrica della celebre ditta Fratelli Serassi, di cui assimila le tecniche costruttive, nella progettazione, nella falegnameria, nelle canne, nelle meccaniche, nelle numerazioni e negli scomparti, tanto è che molte volte è difficile distingue un organo Giovanni Giudici da un organo Serassi. E’ un organaro molto bravo soprattutto nella parte meccanica. Ha una bottega di circa 10 operai. Gli organi da lui costruiti sono circa una trentina di cui molti sono ancora presenti. Dopo la sua prematura morte la ditta è portata avanti dai figli (ancora minorenni) col nipote Egidio Sgritta di Iseo.
Lavora soprattutto nella zona bergamasca, nei paesi del milanese, del comasco e del bresciano.
L’organo
L’organo, come detto, è stato restaurato dalla ditta Pietro Corna di Casnigo (Bg), il cui padre è nato a fianco della casa natale degli antichi organari Cadei. E’ composto da 941 canne di cui 874 di metallo (stagno, piombo, lega) e 67 di legno (d’abete); delle canne di metallo 169 sono attribuibili ai Cadei (pari al 17,95%), 61 sono state rifatte col recente restauro (pari a 6, 48%).
E’ sull’ordine di 16 piedi, cioè vuol dire che incomincia ad essere di 16 piedi dalle seconda ottava cioè dal Do2, e 21 pettini, cioè comandi di registri, alcuni suddivisi in bassi e soprani, per un totale di 25 registri.
Nella piramide del Ripieno arriva fino alla Trigesimasesta mentre i registri da concerto, tipici dell’organo ottocentesco, comandano: Cornetta a tre file, Trombe 8’ soprani, Fagotti 8’ bassi, Corno Inglese 16’ soprani, Viola 4’ bassi, Flutta 8’ soprani, Corni 16’ soprani, Ottavino 2’ soprani, Flauto 4’, Voce Umana 8’, Tromboni 8’ ai pedali, Timballi, Contrabassi 16’con Ottave 8’.
Ecco la disposizione fonica:
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Terza mano |
Principale 16’ bassi (dal Do 2) |
Le canne portano la numerazione in china serassiana.
Il somiere maestro è di legno di noce, di tipo a vento, di 50 canali, senza borsini e con coperture dei canali con strisce di pelle coperti da sottili listelli di legno con fori rettangolari da dove fuoriescono gli aghi delle piccole valvole dette ventilabrini; queste caratteristiche sono tipiche dei somieri di scuola lombarda dei secoli XVI, XVII, XVIII. Altre caratteristiche utili alla descrizione tecnica dello strumento sono: divisione bassi e soprani tra il Si 2 e Do3. La tastiera, non originale, è di 54 note (Do-Fa5). Ha tre somieri accessori. La canna centrale suona il Sol1 del Principale 8’ bassi. la pedaliera, non originale, è leggermente concava di 27 pedali (Do-Re3), di cui 12 note sono reali (Do-Si). Ci sono 5 pedaletti accessori (non originali) da sinistra a destra: Tasto al pedale, Trombe, Ottavino, Terza mano, Ripieno; a questi va aggiunnto un pedalone del Tiratutti preparabile. La pressione è 46 mm in colonna d’acqua. Il diapason corrispondente al La3 è 445Hz a 18 gradi.
Le operazioni di restauro
Con il recente restauro sono state impegnate circa mille cinquecento ore di lavoro, per le seguenti operazioni:
• sono state fatte le seguenti operazioni:
• sono stati spostati i due mantici a cuneo (probabilmente settecenteschi) dal soffitto ad un piccolo vano accanto all’organo;
• sono stati rifatti di legno d’ abete i condotti dell’aria (in sostituzione di tubi di plastica)
• è stata rinforzata la carpenteria
• sono state tinteggiate le canne di legno e fissate
• sono state lavate, riordinate e restaurate le canne di metallo
• sono state messe le nuove pelli sotto i canali del somiere
• è stata ricoperta la tastiera con osso ed ebano
• sono state messe 61 canne nuove (per i registri di: Cornetta, Ottavino 2’ soprani, Viola 4’ bassi)
• sono state allungate 28 canne, con aggiunta di anelli di metallo
• lo strumento è stato intonato e accordato
A queste operazioni vanno aggiunte la rimodellatura e la dipintura della volta della cella organaria ad opera della ditta Villa.
L’organo si presenta ben sonoro e ricco di colori timbrici. E’ espressione di una qualificatissima bottega organaria allieva dei celebri Serassi, di cui riporta le caratteristiche strutturali, di progettazione, di falegnameria, di cannggio. Lo strumento merita di essere tutelato e valorizzato.
Pietro Corna

